Entri in casa, guardi quel cane arrivato solo poco tempo prima e inizi a sperimentare ansia e persino sensi di colpa: “Ma chi me l’ha fatto fare? Ho preso un cane e mi sono pentita”.
Quello che stai provando ha un nome preciso ed è un fenomeno ampiamente studiato: nota nel gergo cinofilo come puppy blues quando si parla di cuccioli, questa crisi emotiva colpisce spesso anche chi accoglie un cane adulto o proveniente da un canile (in questi casi si parla, rispettivamente, di adoption o rescue blues)e si manifesta con ansia e tristezza post-adozione.
Se ti trovi in questa situazione, o se ci sei appena passato, sappi che sentirsi sopraffatto dopo aver adottato un cane è normale e la scienza ce lo conferma: sia che tu abbia appena preso un cucciolo, sia che tu stia accudendo un cane anziano che richiede molte attenzioni, sentirsi pentiti è normale.
Per molte persone è un pensiero di cui vergognarsi, ma in questo articolo non troverai giudizi o consigli banali. Ci concentreremo invece sulle spiegazioni scientifiche, per aiutarti a capire cosa sta succedendo nel tuo cervello e in quello del tuo cane e perché questo stress è assolutamente biologico.
Poiché le necessità cambiano in base all’età dell’animale, ho deciso di dividere questa guida in due parti distinte: nella prima analizzeremo le sfumature legate all’adozione di un cane adulto, mentre nella seconda affronteremo il vero e proprio puppy blues, ovvero lo sfinimento legato alla crescita di un cucciolo.
Indice dei contenuti
Ho adottato un cane dal canile: perché il primo periodo è così difficile?
Hai adottato un cane dal canile, ma il primo periodo si sta rivelando difficile? Succede perché il cane adulto, che porta con sé un certo bagaglio di esperienze, paure o traumi, ha bisogno di ambientarsi e trovare sicurezza nella nuova casa.
Capire perché l’inizio di questa avventura sia così complesso richiede uno sguardo alla scienza: una ricerca condotta da van der Laan et al. (2022) ha dimostrato che i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nei cani appena adottati rimangono alterati e instabili fino a sei mesi dopo il trasferimento nella nuova casa.
Nello studio si sottolinea come i cani ospitati nei rifugi siano soggetti a un carico emotivo enorme: è del tutto normale, quindi, che nei primi tempi l’animale appaia nervoso, pauroso e complicato da gestire, riflettendosi sulla routine di casa.
Se ti senti destabilizzato, sappi che non sei l’unico, le tue abitudini e i tuoi equilibri sono stati stravolti, ma devi considerare che quando un cane lascia il canile, il suo intero mondo crolla. Anche se la tua casa è un paradiso rispetto alla gabbia, per il suo cervello si tratta comunque di un ambiente totalmente sconosciuto.
Quindi non ti preoccupare: anche se ora magari ti penti della scelta, senti di non farcela e avverti un carico di responsabilità enorme, è solo questione di tempo. I dati dimostrano che questi disagi passeranno e saranno ridimensionati nei tuoi ricordi. Sentirsi sopraffatti non significa non avere empatia: non sei l’unico a provarlo e questa fase passerà.
🧬 Box di approfondimento scientifico
Per arrivare a questo risultato, lo studio del 2022 ha raccolto campioni di pelo dopo un protocollo di rasatura e rirasatura dei cani del rifugio (in totale 52) in quattro diversi periodi: al momento dell’ingresso nel rifugio (periodo pre-rifugio), dopo 6 settimane di permanenza nella struttura, a 6 settimane dall’adozione e, infine, a 6 mesi dall’adozione, allo scopo di misurare con precisione il livello di stress accumulato nei cani in ciascuna fase.
I dati chiave dello studio in sintesi
- Campione analizzato: 52 cani provenienti da rifugi.
- Cosa è stato misurato: il livello di cortisolo (ormone dello stress) attraverso il pelo.
- La scoperta principale: lo stress del cane rimane instabile fino a 6 mesi dopo l’adozione.
- Cosa significa per te: eventuali nervosismi iniziali sono una risposta biologica normale.

Ho preso un cane ma ho l’ansia e mi sento triste
È normale e più frequente di quanto tu creda. Secondo gli esperti della Roanoke Valley SPCA (un’autorevole associazione americana per la protezione degli animali), quando si porta a casa un nuovo amico a quattro zampe — che sia un cane adulto o un cucciolo — è del tutto comune essere assaliti da sentimenti come tristezza, panico, ansia o rimpianto.
I professionisti della struttura sottolineano che questa reazione è normale: si tratta semplicemente di una delicata fase di transizione, in cui sia l’animale che l’essere umano devono abituarsi a nuovi ritmi, spazi e dinamiche familiari. Non esiste una una soluzione immediata; l’unica chiave è accettare che serve tempo e che questo percorso di adattamento reciproco è inevitabile.
Per alleggerire il carico emotivo, gli esperti consigliano di condividere le responsabilità: se in casa ci sono più persone, è fondamentale dividersi i compiti legati alla gestione del cane. Chi vive da solo, invece, non dovrebbe esitare a chiedere supporto a un amico o a un parente che possa portare il cane a fare una passeggiata o giocarci per un po’, permettendo al proprietario di staccare la spina e riposarsi.
Un altro aspetto cruciale riguarda il passato dell’animale. Gli esperti della struttura sottolineano che i cani provenienti da un rifugio, hanno spesso un bagaglio di vissuti sconosciuti e intensi. Per questo motivo, solo quando inizieranno a sentirsi davvero al sicuro, comincerà a emergere la loro vera personalità, che potrebbe essere molto diversa da quella mostrata nel box del canile.
Soprattutto se il cane è adulto, il legame di fiducia non sarà immediato. Bisogna dare loro tempo, dimostrando giorno dopo giorno che la nuova casa è un luogo sicuro.
Un ottimo trucco suggerito dagli esperti per accorciare le distanze è chiedere supporto ai volontari o agli educatori del rifugio da cui lo hai preso. Nessuno lo conosce meglio di chi si è preso cura di lui nel box: domanda loro qual era il suo gioco preferito, lo snack per cui andava matto o il punto esatto in cui amava essere accarezzato. Usare queste piccole informazioni a casa può fare miracoli per farlo sentire al sicuro.
Infine, gli esperti lanciano un appello importante: se ti accorgi che i tratti caratteriali o i problemi comportamentali del cane iniziano a spaventarti e ti fanno sentire troppo inesperto, non aspettare che la situazione peggiori e chiedi subito aiuto a dei professionisti.
Può sembrarti strano, ma i sentimenti di angoscia che provi potrebbero, paradossalmente, essere avvertiti dal cane, che ne potrebbe subire un’influenza. La scienza ha dimostrato che tra il cane e il proprietario può verificarsi un vero e proprio contagio dello stress. Se in questo momento ti senti triste, ansioso o scoraggiato per la nuova situazione, il cane percepirà le tue emozioni e ne risentirà a sua volta.
Certo, come sottolineano anche gli esperti della struttura Roanoke Valley SPCA, all’inizio non puoi farci nulla: l’arrivo di un animale stravolge la vita e capita che la realtà si riveli molto diversa dalle aspettative. Un cane adottato, soprattutto se proviene da un canile o da un rifugio, porta con sé un bagaglio di esperienze e trascorsi sconosciuti.
Comprendere che tutto questo è normale — sia per te provare questi sentimenti, sia per il cane fare fatica ad ambientarsi — è il primo, fondamentale passo per darsi tempo, avere pazienza e iniziare a costruire la vostra nuova normalità.
Ho sbagliato a prendere un cane: il contagio reciproco dello stress
Se in questo momento continui a ripeterti “ho sbagliato a prendere un cane”, devi sapere che la tua mente potrebbe essere intrappolata in un vero e proprio “contagio biologico dello stress”.
Un’affascinante ricerca svela il motivo per cui mantenere la calma sia il primo passo per aiutare un animale appena accolto: tra te e il cane può innescarsi un effetto “muro contro muro”, in cui lo stress diventa reciprocamente contagioso. Se tu sei teso anche il tuo cane ne risentirà, e viceversa.
La tua ansia continua si proietta sul cane, mentre le risposte spaventate o agitate dell’animale colpiscono il tuo sistema nervoso, bloccando entrambi in uno strano circuito di stress reciproco.
Questo fenomeno trova una conferma scientifica nello studio condotto da Sundman et al. (2019) presso l’Università di Linköping e pubblicato su Nature Scientific Reports. Gli scienziati hanno dimostrato l’esistenza di una vera e propria sincronizzazione del cortisolo (l’ormone dello stress) a lungo termine tra l’essere umano e l’animale.
I dati confermano che lo stato emotivo e i tratti del carattere del proprietario arrivano a cambiare i livelli ormonali di stress del cane, attivando un contagio emotivo sincrono.
Durante i primi mesi di adozione, quindi, la tua agitazione rischia di trasformarsi nel carburante che alimenta l’ansia del cane. Per questo è importante che tu ritrovi la serenità, aiutando così anche lui a rilassarsi.
Quanto ci mette un cane ad abituarsi al nuovo padrone? La regola del 3-3-3 spiegata bene
Se ti stai chiedendo quanto ci mette un cane ad abituarsi al nuovo padrone e quali siano i reali tempi di adattamento di un cane adottato, sappi che non esiste un tempo prestabilito, ma la pazienza e la costanza saranno i tuoi alleati migliori per costruire un vero rapporto.
Come si evince dalle linee guida ufficiali dell’ASPCA (American Society for the Prevention of Cruelty to Animals), gli animali affrontano un delicato periodo di transizione scandito da tre tappe indicative:
- I primi 3 giorni
Il cane è in sovraccarico emotivo, spaventato e disorientato. Aiutalo introducendo subito orari fissi, mantenendo la calma e stabilendo confini chiari; soprattutto, lasciali i suoi spazi senza forzare mai carezze o interazioni spontanee. - Dopo tre settimane
Calando lo stress, il cane abbassa le difese e rivela la sua vera personalità. - I primi 3 mesi (e oltre)
Il cane impara la routine, crea abitudini e si integra in famiglia mostrando la sua personalità mentre il legame si consolida.
Tuttavia, la regola del 3-3-3 aiuta a darsi tappe mentali realistiche, ma non è una scienza esatta: lo studio biologico di Van der Laan (2022) ha dimostrato infatti che i livelli di cortisolo (stress) fluttuano fino a 6 mesi, e la ricerca del 2025 pubblicata su Animal Welfare (“A qualitative exploration of owner experiences following dog adoption”) evidenzia che la vera fiducia può richiedere dai 3 ai 6 mesi per formarsi, rilevando che più della metà degli adottanti analizzati ha percepito tempi di adattamento superiori ai 4 mesi.
Come comportarsi con un cane appena adottato: i consigli pratici degli esperti
Quando affrontiamo il Rescue Blues, la tentazione è quella di pensare che ogni problema comportamentale dell’animale richieda una strategia a sé: si tende a credere che un cane che si nasconde vada gestito in modo opposto rispetto a uno che ringhia o che distrugge la casa per l’iperattività. In realtà, la scienza ci ricorda che la radice di questi comportamenti è identica: un sovraccarico emotivo devastante dovuto alla perdita improvvisa di ogni punto di riferimento.
Ma come bisogna comportarsi con un cane appena adottato? Le linee guida ufficiali del Wayside Waifs Canine Behavior Team — la squadra di esperti di uno dei più importanti rifugi statunitensi per il recupero comportamentale — offrono una serie di suggerimenti pratici che, sebbene formulati per i cani più timidi, rappresentano un aiuto per il riassestamento di qualunque cane appena adottato.
Il primo consiglio raccomandato dagli esperti del rifugio riguarda l’azzeramento totale degli stimoli nei primi giorni.
Secondo le linee guida, le prime due settimane a casa dovrebbero essere una bolla di totale tranquillità, indipendentemente dal carattere del cane: è consigliato evitare le visite di amici e parenti e rimandare le gite fuori porta. Questo isolamento temporaneo è vitale per impedire a un cane timido di sprofondare nel panico e, al contrario, a uno reattivo o iperattivo di andare in ansia da controllo o iper-vigilanza.
Il team sottolinea inoltre l’importanza di allestire una zona di sicurezza della casa — una cuccia o un trasportino aperto in un angolo non di passaggio — che deve essere considerata un territorio inviolabile, specialmente per i bambini.
Secondo gli esperti, quando il cane si rifugia lì, deve diventare invisibile: non va mai forzato a uscire, né per ricevere carezze né per affrontare le sue presunte paure, perché spingere un animale oltre il suo livello di tolleranza sperando di “sbloccarlo” subito può innescare una risposta di attacco o fuga che, nei casi più gravi, può portare al morso.
Questo vale anche per il cibo: se nelle prime 48 ore il cane rifiuta le crocchette a causa dello stomaco chiuso dallo stress, gli esperti del rifugio consigliano di non insistere, ma di lasciare la ciotola vicino al suo spazio sicuro, accettando il fatto che molti cani preferiscano mangiare di notte, quando la casa è immersa nel silenzio.
Infine, il team pone l’accento sulla blindatura della sicurezza: nelle prime due settimane il cane non dovrebbe mai essere lasciato libero all’esterno, nemmeno in un giardino recintato, e durante le passeggiate è bene utilizzare il sistema del “doppio aggancio”, unendo un collare e una pettorina alla stessa linea di conduzione.
Ho preso un cane ma non riesco a gestirlo: cosa posso fare?
Dal mio lavoro di ricerca è emerso che, dopo l’adozione — sia che il cane provenga da un canile, da un rifugio o da una precedente famiglia — l’animale potrebbe manifestare comportamenti difficili da gestire o correggere.
Potrebbe mostrare segni di paura o aggressività, oppure avere la tendenza a reagire male al guinzaglio, distruggere oggetti quando resta solo o proteggere in modo ossessivo il cibo e i suoi spazi.
È normale. I cani adulti portano con sé un bagaglio di esperienze, vecchie abitudini e, a volte, traumi che richiedono tempo, pazienza e comprensione per essere rielaborati nel nuovo ambiente.
Talvolta i consigli generici su internet non aiutano e il fai-da-te rischia di peggiorare le cose. Per questo può essere necessario rivolgersi a un professionista, come un educatore o un veterinario comportamentalista, per impostare un percorso su misura che aiuti entrambi a ritrovare la serenità e a costruire un legame basato sulla fiducia.
Se il tuo cane appena adottato mostra segni di paura, si nasconde e non vuole interagire, leggi anche la mia guida su “cosa fare se il cane adottato si nasconde“, troverai altri consigli degli esperti.
Quanto ci mette un cane ad ambientarsi? Tempi e fiducia
Secondo la ricerca pubblicata nel 2025 sulla rivista scientifica Animal Welfare il periodo di adattamento cambia da cane a cane e può estendersi almeno fino a sei mesi. I ricercatori evidenziano che possono essere necessari dai tre ai sei mesi solo perché il cane inizi a sviluppare una solida fiducia nei confronti del proprietario. Per questo motivo, proteggere il sistema nervoso del cane da un sovraccarico di stimoli nelle prime settimane è fondamentale.
Come posso restituire un cane adottato in canile?
Se hai adottato il cane da un’associazione o da un allevamento, e non te la senti più di tenerlo, contatta la struttura: molti contratti prevedono una clausola per il riaffido dell’animale. Se invece l’animale è registrato a tuo nome all’Anagrafe Canina, la legge italiana vieta l’abbandono e prevede una procedura ufficiale di “Rinuncia di Proprietà”. Per avviarla, è necessario presentare una domanda formale al proprio Comune di residenza o ai Servizi veterinari dell’ASL.
E ricorda: le emozioni negative che provi in questo momento non denotano una mancanza di cuore, è solo la stanchezza del tuo corpo che sta affrontando un cambiamento importante. Non colpevolizzarti e non infierire su te stesso: prendi la decisione più vicina ai tuoi sentimenti e ricorda che la tua salute mentale viene prima di tutto.

Ho preso un cane ma non lo voglio più: cos’è il puppy blues?
Ammettere a se stessi “ho preso un cane ma non lo voglio più“ è un pensiero doloroso, ma piuttosto comune. Sentirsi così è normale: l’arrivo di un cane stravolge completamente gli equilibri quotidiani, fisici ed emotivi, ed essere esausti è una risposta naturale a un impegno così grande.
Nello studio del 2024 del prof. Hannes Lohi, la ricercatrice Aada Ståhl spiega che dopo l’adozione, i proprietari affrontano un forte senso di inadeguatezza, dubbi sulle proprie capacità e un’ansia costante per la salute del cucciolo.
A questo si unisce il “fattore frustrazione”, ovvero uno stress emotivo causato da imprevisti e difficoltà nella cura giornaliera che porta a irritarsi, a dubitare del legame con l’animale e a pentirsi della decisione presa. Anche l’esperta comportamentista Dr.ssa Karen B. London sottolinea su Adopt a Pet come la tristezza colpisca molti proprietari subito dopo l’entusiasmo iniziale dell’adozione.
Prendersi cura di un nuovo cane è un compito destabilizzante e i motivi del crollo emotivo sono tanti:
- Privazione del sonno a causa dei risvegli notturni.
- Drastica riduzione della vita sociale e del tempo libero.
- Ostacoli e fatica durante le prime fasi dell’addestramento.
Se ti trovi in questa situazione e arrivi a pensare di non volere più il cane, non colpevolizzarti: non sei un proprietario senza cuore. Stai semplicemente affrontando una fase impegnativa che richiede tempo per trasformarsi in un equilibrio perfetto.
Si può soffrire di depressione dopo aver preso un cane? La scienza lo conferma
La risposta è sì, la scienza ha confermato che si può soffrire di depressione dopo aver preso un cane. Sebbene accogliere un animale sia un gesto straordinario, la realtà biologica è molto più complessa e descrive un vero e proprio terremoto emotivo che travolge contemporaneamente l’animale e il proprietario, spesso facendo piombare quest’ultimo nella disperazione.
A fare chiarezza è un recente e innovativo studio finlandese condotto nel 2024 dalla ricercatrice Aada Ståhl dell’Università di Helsinki, dove si è scoperto che molti neo-proprietari di cani sperimentano una condizione paragonabile alla “depressione post-parto” (chiamata puppy blues), caratterizzata da nervosismo, stress, ansia e rimpianto.
I dati ottenuti sono stati sorprendenti: circa il 45% dei proprietari intervistati ha ammesso di aver sperimentato emozioni negative come stanchezza ed esaurimento, nei primi mesi dopo l’adozione, causate dallo stravolgimento della routine quotidiana.
Per condurre lo studio, i ricercatori dell’Università di Helsinki hanno analizzato le testimonianze scritte di un vasto campione di proprietari di cani, ottenute tramite questionari. Grazie alle risposte degli intervistati, gli scienziati hanno studiato le fatiche reali vissute dalle persone nelle prime settimane con il cane, riuscendo a mappare i tre fattori chiave del malessere: l’ansia, la frustrazione e lo sfinimento.
Confrontando tutti i dati, lo studio ha dimostrato che queste emozioni negative calano man mano che il tempo passa e la relazione con il cane si stabilizza, confermando che si tratta di un disagio passeggero.
Ma da questa ricerca è emersa una cosa davvero affascinante: il cervello umano tende a fare un piccolo “scherzo”: con il passare del tempo, i brutti ricordi legati alle difficoltà dei primi mesi sbiadiscono, e si tende a ricordare il periodo iniziale dell’adozione in modo molto più positivo rispetto a come si è vissuto davvero in quel momento.
I ricercatori hanno constatato che il disagio emotivo diminuisce con il passare dei mesi, man mano che si stabilizza una routine di convivenza.
Consigli per affrontare il puppy blues: le strategie
Sapere che è normale aiuta, ma sei hai bisogno di consigli per affrontare il puppy blues puoi seguire alcune dritte degli esperti:
- Pratica il “distacco terapeutico” senza sensi di colpa
La comportamentista e addestratrice dott.ssa Karen B. London consiglia di prendersi del tempo per se stessi, senza il cane. L’esperta consiglia di uscire, di fare attività fisica all’aria aperta e divertirsi. Per ritagliarti questo tempo, la dott.ssa consiglia di chiedere aiuto: che si tratti di un amico, un parente o dog sitter, organizzati in modo che qualcun altro si prenda cura del tuo cane per un po’ di tempo, così da poterti riposare.
- Rivolgiti a un professionista per educare il cane e insegnargli nuove abilità
La dott.ssa Karen B. London consiglia di dedicare più tempo all’esercizio fisico e al gioco, in modo che il cane riposi di più e dorma meglio. Un’altra opzione è iscriversi a un corso o a sessioni di addestramento private. Questi incontri stimolano la mente del cane e insegnano a entrambi nuove abilità che migliorano la gestione quotidiana. Inoltre, ti mettono in contatto con un professionista del settore che può rispondere alle tue domande e fornirti consigli utili per semplificare la convivenza, a prescindere dall’età del tuo compagno a quattro zampe.
Ricorda: il puppy blues è solo una transizione, riconoscere il problema e parlarne senza vergogna è il primo passo per superarlo e iniziare, finalmente, a goderti il tuo cane.
Quali sono i sintomi del puppy blues? Cosa provare e come reagire
Lo studio del 2024 di Aada Ståhl evidenzia che i sintomi del puppy blues includono ansia, frustrazione, irritabilità, labilità emotiva, rimpianto, affaticamento, inadeguatezza e pianto. Il forte stress può logorare il rapporto con il cane e, nei casi più estremi, portare al suo abbandono. Per superarlo, il primo passo è non isolarsi: le ricerche dell’Università di Helsinki confermano che si tratta di un disturbo temporaneo, ma puoi rivolgerti a un educatore cinofilo per risolvere i problemi pratici e organizzativi del cane.
Quanto dura il puppy blues? Tempi e statistiche
Non c’è un tempo prestabilito per tutti, ma la durata è temporanea o comunque tende a risolversi entro un anno dall’adozione. Lo studio del 2024 dell’Università di Helsinki, che ha coinvolto più di 1500 persone, ha rilevato che il fenomeno ha interessato circa il 45% dei proprietari intervistati. Tra le persone che hanno sofferto di questo malessere, il 20% di questi ultimi ha dichiarato che i sentimenti negativi sono svaniti in meno di un mese, mentre per un altro 31% la fase critica è durata tra uno e cinque mesi.
Perché non riesco a voler bene al mio cane cucciolo?
Non colpevolizzarti: lo stress cronico, la stanchezza e la perdita di libertà possono bloccare temporaneamente le tue emozioni positive, facendoti sentire distaccato. Il legame non sempre scatta all’istante, ma si costruisce giorno dopo giorno. Come sottolinea la ricercatrice finlandese Aada Ståhl nel suo studio del 2024, si tratta di una fase passeggera. Via via che il cucciolo cresce, il cervello tenderà a dimenticare quanto fosse difficile questo periodo iniziale; quando il cane sarà più grande, ripenserai persino con affetto a quanto fosse bello e dolce da piccolo. Datti tempo.
A chi rivolgersi se si ha bisogno di aiuto con il puppy blues? I professionisti giusti
In un’intervista rilasciata all’American Kennel Club, la dott.ssa Aada Ståhl ha spiegato che prendersi cura di un cane può essere una fonte importante di stress per l’adottante. Se il cucciolo manifesta problemi comportamentali, il punto di riferimento è il veterinario comportamentista, mentre per la gestione quotidiana e l’educazione di base puoi farti affiancare da un educatore cinofilo. Se in questo momento senti di avere bisogno di aiuto con il puppy blues perché le emozioni negative persistono da diverse settimane o ti impediscono di svolgere le normali attività quotidiane, la scienziata sottolinea comunque l’importanza di parlarne subito con un medico o con uno specialista della salute mentale. Un breve percorso con uno psicologo ti può aiutare a gestire il carico emotivo personale.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo sono fornite esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non costituiscono in alcun modo un consiglio professionale, medico, psicologico o veterinario. Il “puppy blues” è una condizione complessa e soggettiva; se lo stress o il malessere emotivo diventano invalidanti o persistenti, è bene rivolgersi a un medico, a uno psicologo o a un professionista del settore cinofilo qualificato.
Scritto da Daniela Ossino

Dopo una laurea in discipline giuridiche e con un’esperienza quasi ventennale nel mondo del web writing — maturata all’interno di importanti piattaforme editoriali e grandi gruppi come Melascrivi, Banzai Media e Mondadori — ho fondato il progetto Ricerca Canina. La mia missione è applicare il rigore della ricerca alla divulgazione sulla salute animale, offrendo a te e a tutti i proprietari di cani anziani un punto di riferimento scientifico di facile comprensione.
Fonti e bibliografia scientifica
London, K. B. (2023). Do You Have the Puppy Blues?. Disponibile su: Adopt a Pet Blog
ASPCApro. Pet Adjustment Periods: The 3 Days – 3 Weeks – 3 Months Guide.
Roanoke Valley SPCA. (2024). Coping with Post-Adoption Remorse.

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